La Storia del Quartiere

QUESTA SEZIONE VERRA’ POI TRASFERITA NEL SITO DELLA PARROCCHIA: LA CHIESA, LA SCUOLA, IL VOLONTARIATO, LA COMUNITA’, IL CONCETTO DI UN CIRCUITO CHE SI AUTOALIMENTA E CON LA SUA ENERGIA, PASSIONE E FEDE MAN MANO DIFFONDE AIUTO E CRESCITA PERSONALE ALLA COMUNITA’ …

La Nascita: le Case Popolari

Nel periodo del regime fascista, venne deciso di costruire un grande complesso di case popolari in via Sospello a Torino, con 600 alloggi destinati a ospitare circa 3.000 persone. Il progetto prevedeva anche servizi essenziali come bagni interni, campi da calcio, piscina e negozi.

Realizzato su progetto dell’architetto istriano Umberto Cuzzi (1891-1973), il 16° quartiere IACP è l’esito del concorso bandito nel 1927 dall’Istituto fascista per le case popolari per la progettazione di un insediamento di edilizia popolare in Borgata Vittoria.

Il nuovo quartiere è dotato di tutti i servizi per essere autosufficiente in un contesto allora extraurbano: i 614 alloggi distribuiti in 18 edifici di cinque piani fuori terra sono dotati di portineria, bagni, lavatoi, negozi, asilo nido, piscina, cappella (molte di queste attrezzature nel tempo sono state abbandonate con l’istituzione di servizi esterni al complesso).

Se il carattere di «quartiere integrato» distingue il 16° quartiere rispetto ad altre realizzazioni coeve, richiamando esperienze architettoniche e urbanistiche di matrice austro-tedesca, altrettanto interessanti sono le soluzioni formali e costruttive impiegate nella sua costruzione: i fabbricati hanno rivestimenti a fasce orizzontali che alternano superfici in mattoni a vista con altre in muratura intonacata; le strutture sono in muratura portante con solette in laterizio su putrelle d’acciaio.

La Prima Cappella

Tuttavia, nel 1934, il quartiere risultava privo di una chiesa. Esistevano già i Francescani e la chiesa in via Chiesa della Salute, ma non vi era un luogo di culto all’interno del nuovo insediamento.

Per ovviare a questa mancanza, venne realizzata rapidamente una cappella in un alloggio (la casa numero 4 ora abitata da una deliziosa nonnina), dove le suore salesiane iniziarono anche a organizzare attività di oratorio per la comunità.

Il Progetto di una Grande Chiesa

Nel 1937 arrivò nel quartiere un sacerdote, don Affricano, con il compito di costruire una chiesa più adeguata. Nel 1939 venne redatto il progetto per una grande chiesa e delineata la futura parrocchia.

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale nel 1945, il sacerdote chiese aiuto per la realizzazione dell’edificio sacro. Nella primavera del 1946 fu costruita una chiesa più piccola, utilizzando i mattoni delle case bombardate della guerra, inizialmente concepita come una struttura provvisoria.

Il 4 maggio 1947, con il quartiere ancora segnato dai bombardamenti della guerra, la comunità si riunì per celebrare la nuova chiesa.

La Chiesa Grande

Nel 1951, con il piano di costruzione INA guidato da Fanfani, il quartiere si espanse ulteriormente, accogliendo altre 2.000 persone. Nel 1954 furono costruite le case Fiat, contribuendo a un incremento significativo della popolazione.

Nella primavera del 1957, la Fiat realizzò la scuola San Giuseppe Cafasso e la donò alla parrocchia, consolidando ulteriormente i servizi per gli abitanti del quartiere.

Nel 1959 fu finalmente completata la chiesa grande. Il parroco, noto affettuosamente come “parroco mezzo uovo” per la sua parsimonia nel risparmiare fondi per la costruzione, vide finalmente realizzato il progetto tanto atteso. Il 6 dicembre 1959, Piercarlo Merlone, un giovane di 25 anni appassionato di fotografia, riprese con la sua cinepresa da otto millimetri l’inaugurazione della chiesa grande, intitolata a San Giuseppe Cafasso, situata in corso Grosseto, nel cuore di Borgo Vittoria.

Nel giro di soli 12 anni, il quartiere passò da una popolazione di 5.000 abitanti a ben 18.000, diventando uno dei poli residenziali più importanti della città.

I Primi 60 anni

É venerdì 6 dicembre 2019, a 60 anni da quella storica giornata, il filmato che il figlio di Piercarlo ha riversato in un file è stato proiettato durante una serata in cui la comunità parrocchiale ha ripercorso la storia di accoglienza che caratterizza il Cafasso, definito «Centro della periferia».

Già 60 anni fa, con l’allora parroco don Andrea Affricano, il quartiere aveva accolto le ondate migratorie dal Veneto e dal Meridione in cerca di una vita migliore.

Oggi, con il parroco don Angelo Zucchi, continua ad accogliere nuove famiglie provenienti dal Mediterraneo. Durante la serata commemorativa, il filmato di Merlone ha chiuso con grande emozione l’evento, accompagnato dalla presentazione della mostra fotografica e del libro “Dalle radici ai frutti” di Valter Rodriguez, che ripercorre la storia del quartiere e la realizzazione della chiesa come simbolo di speranza e rinascita.

Educazione e Solidarietà: le fondamenta per avviare l’azione di aiuto e raggiungere risultati duraturi nel tempo.